uscimmo a riveder

Siamo nel 2033, Torino è rimasta la stessa che conosciamo bene: nessun palazzo crollato, nessun bombardamento a scavare buche nell’asfalto e nella memoria. Una cappa di pulviscolo e gas ha ricoperto il cielo nel 2020, accumulandosi in uno strato così alto da non poter più essere smaltito. E’ stata l’eruzione imprevista del Katmai, unita ad un catastrofico terremoto in California, a devastare il clima del vecchio continente e l’economia mondiale. L’uomo, in tutto questo, non ha colpa, se non quella di non aver saputo prevedere, di essere rimasto inerte e impotente di fronte all’emergenza, troppo intento a programmare il domani per accettare di essere fragile e inerme. Dopo il doppio cataclisma, molti hanno lasciato le terre inospitali per rifarsi un futuro. Qualcuno, però, non si è arreso. Legati alla città dalla famiglia, dagli affetti, da una precedente sicurezza economica, hanno rielaborato le loro conoscenze e le loro capacità, adattandole a nuove esigenze di sopravvivenza e a nuove regole di vita comune. Chiuse le stanze inutili dei loro appartamenti lussuosi, sostituiti tailleur e blazer con pantaloni da sci e giacche tecniche, hanno imparato ad accendere un fuoco e a cucinare con pochi ingredienti, sempre gli stessi. Non tutti ci riescono: le fragilità interiori trovano terreno fertile nelle difficoltà materiali; le priorità si sovvertono, richiedendo forza ed elasticità. La speranza, però, esiste e trova il nido in cui crescere nei giovani, nel loro desiderio di ribellione che trascina anche gli adulti verso una nuova possibile rinascita.Cercando quindi di appagare quelle piccole curiosità sui treni e le reti ferroviarie, che un tempo, solo con grande pazienza, si conoscevano grazie all’aiuto di qualche amico macchinista o ferroviere. Elementi e notizie di cui oggi, complice la tumultuosa evoluzione dei mezzi, altrettanto velocemente se ne perde per sempre la memoria. Chi ha amato la ferrovia in qualche tempo, anche lontano, della sua vita, non mancherà di apprezzarne il contenuto e di rivivere il fascino del lungo convoglio che attraversa città e campagne fischiando nel buio della notte.