EDITORIALE

Un giorno un giornalista chiese a Valter Veltroni in quale momento della Storia del Paese avrebbe voluto nascere e Veltroni rispose: “il 25 aprile del 1945”, immaginando la gioia, l’emozione, la voglia di ricominciare, la voglia di ricostruire che si respirava quel giorno. Dopo l’incubo di una guerra devastante e terribile. Abbiamo bisogno ancora di respirare “quell’aria”: il desiderio di lavorare per il nostro Paese, la necessità di coniugare il senso dei diritti con quello dei doveri, la speranza di realizzare una comunità nella quale i percorsi della politica e quelli dei cittadini non siano paralleli ma si uniscano sulla strada della giustizia….

Perché il 25 aprile è il giorno della gente per bene, di quella che lavora da sempre, paga le tasse, rispetta le leggi, chiede maggiore giustizia sociale ed è disposta a lottare per questo. È il giorno di chi crede nel rispetto reciproco, nei valori consolidati della democrazia e dell’antifascismo. Di chi crede nella Costituzione ed ha capito fino in fondo il senso della Resistenza, della lotta di liberazione.

È il giorno di chi ha rispetto dei sacrifici personali, di chi non è razzista o prepotente. Di chi, come volontario, corre a dare una mano quando ci sono i terremoti e le tragedie. Di chi svolge il proprio servizio militare non per occupare o conquistare, ma perchè conosce il valore della pace e cerca di fare del proprio meglio per portarla ovunque. Il 25 aprile è anche il giorno di chi ha la capacità e la forza di insegnare a scuola, pensando al futuro. Di chi assiste i malati negli ospedali. Di chi è capace di aiutare con amore gli anziani: il 25 aprile è, insomma, il giorno di milioni di Italiani per bene.

Quest’anno in particolare il nostro desiderio è che sia anche il 25 aprile nel quale ricordiamo le donne nella Resistenza, le donne partigiane. Quelle donne che nella lotta di liberazione svolsero un ruolo determinante, anche se spesso trascurato e ridimensionato, tanto da suggerire l’ipotesi di una Resistenza taciuta. Ma è anche grazie al loro impegno che il 2 giugno del 1946 le donne poterono finalmente recarsi alle urne, diventare cittadine italiane a tutti gli effetti, con il diritto di voto: votare per eleggere ed essere elette.

Nel 70° del primo voto femminile in Italia, è attraverso le parole di Rita Levi Montalcini che mi sembra giusto ricordare il faticoso cammino affrontato dalle donne verso questo primo fondamentale traguardo per una società paritaria, nei diritti e nei doveri: “Due cromosomi X hanno sancito per millenni il destino di centinaia di milioni di donne, in modo del tutto indipendente dalle loro naturali doti e inclinazioni. Ma i portoni che sbarravano la strada della liberazione sono spalancati. Una lunga fila di giovani donne oggi incede in massa su questa strada così rigidamente preclusa in passato”.

Bruna Bertolo